Progetto ROSPI

Molte regioni italiane risultano fortemente frammentate a causa di una diffusa ed eccessiva rete stradale. Estremamente negativo è l’impatto di queste infrastrutture   sugli habitat e le popolazioni della piccola fauna terricola. Tra questi ben note sono le conseguenze per le popolazioni di Anfibi, che durante il loro ciclo di attività si spostano abitualmente dai siti di alimentazione e svernamento a quelli di riproduzione. Nel loro incedere lento e goffo durante il crepuscolo e le ore notturne essi vanno immancabilmente incontro ad ecatombi sulle strade che sono costretti ad attraversare.

Tra il 1986 e il 1990 censimenti mirati in diversi tratti stradali della Lombardia (Ferri, 1998, 2004) hanno permesso di stimare in più di un milione gli esemplari adulti di Anfibi uccisi dal traffico automobilistico sulle strade lombarde. Nello stesso periodo, a causa delle trafficatissime strade che circondano le sponde, sono state accertate estinzioni di importanti popolazioni di rospo comune (Bufo bufo)   che scendevano a riprodursi, almeno fino agli anni Settanta, nelle acque del Lago di Como (Cadenabbia, Gravedona, Menaggio, Piona, Colico). Sempre per il traffico veicolare nei territori circostanti decine di chilometri di queste strade peri-lacustri (dal Lago Maggiore al Lario, dal Lago di Lugano al Lago d’Idro, al Lago di Garda, oggi questi Anfibi sono una presenza eccezionale. Oltre al rospo comune sono risultate decimate dal traffico stradale le popolazioni di rane verdi (Pelophylax kl. esculentus), di Rana temporaria, Rana dalmatina e Rana latastei.

Si è ritenuto così urgente ricorrere alle iniziative già sperimentate in altri Paesi (Svizzera, Olanda, Gran Bretagna) per ridurre l’incidenza deleteria del traffico veicolare sulle popolazioni ancora vitali.

Dal 1990 è stato così attivato e promosso da Vincenzo Ferri il “Progetto ROSPI“: per garantire le trasmigrazioni stagionali e gli spostamenti tra i diversi habitat delle grosse popolazioni lombarde di Anfibi, per promuovere altre attività di conservazione attiva e di censimento e per aumentare l’interesse generale verso le problematiche di salvaguardia di tutta la Piccola Fauna.

Sotto il coordinamento scientifico generale di V.Ferri e con il patrocinio della Regione Lombardia (oggi della Direzione Generale Qualità dell’Ambiente), a partire dal 1991 sono stati formati e attivati gruppi di volontari (Guardie Ecologiche Volontarie, attivisti di associazioni protezioniste e animaliste, studenti di scuole superiori e appassionati) nelle località interessate da importanti trasmigrazioni di Anfibi. Sono stati raccolti giornalmente i diversi dati del salvataggio con apposite schede, per implementare a fine anno la Banca-dati generale del “Progetto ROSPI” (che dal 1997 è gestito e promosso dal Centro Studi Arcadia© – info@centrostudiarcadia.it)

Sulla base dei dati dei conteggi annuali effettuati a partire dal 1992 nelle diverse località oggetto di campagne di salvataggio Anfibi in Lombardia nell’ambito del “Progetto ROSPI” è stata costituita una banca-dati generale (DB Microsoft AccessÒ) utilizzando l’architettura proposta dalla D.A.P.T.F., Declining Amphibian Populations Task Force, (Wilkinson, 2000). Dal 1998 è stato possibile sintetizzare in modo omogeneo questi dati e produrre tabelle riassuntive per ciascuna località. L’analisi di questi dati permetterà le giuste valutazioni sulla numerosità, il rapporto sessi e le dimensioni di maschi e femmine delle principali popolazioni italiane di Bufo bufo per affrontare “su base scientifica e non solo politica, la programmazione degli interventi di conservazione attiva sul territorio” (Giacoma, 2000).

Trattandosi di conteggi effettuati durante le trasmigrazioni riproduttive, mancano per ora dati sugli stadi giovanili e sulle popolazioni in generale, compresa anche la parte non riproduttiva.

Dalle 2 località di salvataggio iniziali del 1992, in provincia di Bergamo (Sponda sinistra del Lago d’Endine e Località Zu del Lago d’Iseo), si è passati alle attuali 58   in 10 Regioni e 22 province  (vedi elenco generale – sono considerati anche gli interventi coordinati da altre associazioni ed Enti).

I   Volontari, che nel 1991 erano soltanto una cinquantina sono stati nel 2008 circa 3.500.

In tutte le località sono state posizionate barriere di contenimento temporanee costituite da teli di polietilene sostenuti da picchetti in ferro o legno, lastre in materiale plastico o rete a maglia stretta, con o senza secchi-trappola. Lungo la sponda orientale del Lago d’Idro, per la prima volta, sono state installate nel 1998 barriere fisse, prodotte con plastica riciclata appositamente sagomata. In diverse localita’ sono stati realizzati appositi condotti sottostradali per facilitare le trasmigrazioni degli Anfibi. Significativo il successo di tali iniziative: dai circa 9.000 Anfibi salvati nel 1992 si è passati ai   più di 138.000 del 2004 (tabella 1).

I salvataggi hanno interessato 16 specie di Anfibi (Salamandra salamandra, Salamandrina perspicillata, Triturus carnifex, Lissotriton vulgaris meridionalis, Bombina variegata, Bombina pachypus, Bufo bufo, Bufo lineatus (ex viridis), Hyla intermedia, Rana temporaria, Rana italica, Rana dalmatina, Rana latastei, Pelophylax kl. esculentus, Pelophylax kl. hispanicus). Il rospo comune è la specie più “salvata” (più del 67% degli Anfibi totali negli ultimi tre anni), seguito da Rana temporaria, Rana dalmatina e Rana latastei (più di 3500 riproduttori salvati ogni anno).

L’aumento progressivo dei punti di salvataggio e dei volontari coinvolti annualmente dimostra la validità di questo programma regionale di salvataggio Anfibi. Le vecchie e nuove campagne di salvataggio potranno continuare se non verrà meno la disponibilità dei Volontari e la fattiva collaborazione delle amministrazioni competenti, che devono emanare per tempo ordinanze per la limitazione di velocità del traffico locale, autorizzare il posizionamento di cartelli o di segnalazioni a luce intermittente e ricercare i fondi per costituire sistemi risolutivi (quali barriere fisse e tunnels).

L’esperienza e l’esempio del “Progetto ROSPI” in Lombardia sono serviti in questi anni per l’attivazione o la programmazione di altre simili iniziative italiane (p.e. in Provincia di Torino LEGAMBIENTE con la “Notte dei Rospi”; Progetto “Bufo bufo” del WWF Toscana; Progetto Anfibi Abruzzo; Progetto Piccola Fauna Marche; Progetto LAC Veneto in Montello e Revine). Tutti questi progetti sono linkabili sul Sito del Centro Studi Arcadia attraverso l’elenco delle località.

Proprio in Lombardia dal 2005 sono operativi due Centri ANFIBI regionali: quello del “Lago d’Endine” gestito dalla Comunità Montana di Val Cavallina (Casazza, BG), Stazione Sperimentale regionale per lo Studio e la Conservazione degli Anfibi nelle province di Varese, Como, Lecco, Sondrio, Bergamo e Brescia; e quello di “Monticchie” gestito dal Comune di Somaglia (Lodi), Stazione Sperimentale regionale per lo Studio e la Conservazione degli Anfibi nelle province di Pavia, Lodi, Milano, Monza, Cremona e Mantova (www.centrianfibilombardia.it). Tra i primi progetti attivati proprio quello sulla “Mitigazione dell’impatto del traffico stradale sulle popolazioni di Anfibi”, coordinato da Vincenzo Ferri, che ha tra le sue finalità quella di evidenziare i principali Siti di trasmigrazione a rischio di questi Vertebrati in Lombardia, di rendicontare lo stato di fatto della conservazione attiva in svolgimento oltre che di promuoverne strategie risolutive. Tra le attività anche la realizzazione di un Centro di Documentazione regionale sulla Conservazione degli Anfibi e l’avvio di un nuovo censimento regionale dei punti di impatto stradale (e per questo alleghiamo la scheda da compilare per segnalare nuove e vecchie località).